Foto in corso di realizzazione
Nel museo sono esposte alcune vetrine che contengono reperti rinvenuti nel corso degli scavi condotti tra il 2006 e il 2012 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia sotto la direzione della Dott.ssa Barbara Grassi.
Questi oggetti e frammenti di oggetti, recuperati dagli archeologi subacquei sul fondale del lago, non solo ci permettono di datare il contesto di provenienza (le forme e le decorazioni dei recipienti sono infatti caratteristiche di un preciso periodo e di una precisa cultura) ma soprattutto ci raccontano come viveva la comunità che abitava il villaggio di Bodio Centrale.
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Grandi recipienti per la conservazione dei cereali, tazze, scodelle, una teglia e i frammenti di un fornello portatile ci parlano della cottura e del consumo di cibi e bevande; le punte di freccia e le lame di falcetto in selce testimoniano la pratica della caccia (soprattutto al cervo e – in misura molto minore – al cinghiale) e dell’agricoltura mentre un peso, ricavato da una parete di vaso riutilizzata e sagomata fino a ottenere una forma rettangolare con due profonde tacche nella parte centrale, era probabilmente connesso alla pesca.
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Sappiamo che nell’età del Bronzo venivano coltivati orzo e vari tipi di frumento, miglio e panìco, piselli, lenticchie e fave, cicerchia, veccia, lino e papavero da oppio; ma la comunità di Bodio si dedicava anche all’allevamento di bovini (molto importanti nell’economia del villaggio perché rappresentavano anche la principale forza lavoro), caprovini e maiali.
Un’altra attività praticata nel villaggio era quella della filatura e della tessitura. La fusaiola a disco esposta nella vetrina era usata per filare: infilata su un fuso in legno, ne aumentava il peso e la stabilità, permettendo allo strumento di ruotare a lungo per torcere le fibre tessili (fibre vegetali come lino e ortica, lana) e trasformarle in filo.

Le fedeli ricostruzioni
Uno degli aspetti più significativi del progetto di valorizzazione della palafitta preistorica di Bodio Lomnago è rappresentato dalla realizzazione di riproduzioni di oggetti appartenenti al Neolitico e all’Età del Bronzo. Questi manufatti, ricostruiti sulla base delle evidenze archeologiche rinvenute nel sito, consentono ai visitatori di avvicinarsi in modo concreto alla vita quotidiana delle comunità che abitarono le sponde del lago di Varese migliaia di anni fa.
La maggior parte dei reperti originali da cui sono state tratte le riproduzioni è conservata ed esposta presso il Civico Museo Archeologico di Villa Mirabello, mentre alcuni oggetti, soprattutto ceramici, trovano collocazione presso il NEOBODIO Open Air Museum, il museo dei siti palafitticoli del Lago di Varese. Le riproduzioni sono state realizzate attraverso uno studio accurato delle forme, delle dimensioni e delle tecniche costruttive documentate dagli scavi archeologici e dagli studi, con l’obiettivo di restituire al pubblico non soltanto l’aspetto degli oggetti, ma anche la loro funzione e il contesto culturale nel quale venivano utilizzati.

Tra i manufatti ceramici spiccano olle e tazze destinate alla preparazione, conservazione e consumo degli alimenti. Particolarmente interessante è la pintadera, un piccolo oggetto in ceramica decorato da motivi geometrici in rilievo, la cui funzione rimane ancora oggi oggetto di discussione tra gli studiosi. È generalmente interpretata come una sorta di timbro utilizzato con pigmenti colorati, ma non sappiamo con certezza quale fosse la superficie decorata: potrebbe essere stata impiegata per adornare il corpo degli individui durante particolari occasioni, oppure per imprimere motivi ornamentali sui tessuti o su altri materiali deperibili che non si sono conservati fino ai nostri giorni.

Accanto alle riproduzioni dei reperti archeologici sono stati ricostruiti numerosi strumenti che illustrano le attività quotidiane delle comunità preistoriche. Tra questi figurano un arco in legno con relative frecce armate di punte in selce e custodite all’interno di una faretra in pelliccia, un propulsore con zagaglie utilizzato per la caccia a prede di media e grande taglia, una rete da pesca dotata di galleggianti in legno e pesi in pietra, un’accetta con lama in serpentino verde destinata all’abbattimento degli alberi, un falcetto in legno con inserti di lamelle in selce per la raccolta dei cereali e una macina in pietra con relativo macinello per la trasformazione dei chicchi in farina.

Il progetto di riproduzione non deve essere considerato concluso, ma come un’attività in costante sviluppo. Nuovi oggetti verranno progressivamente realizzati e inseriti nel percorso espositivo, offrendo ai visitatori la possibilità di scoprire elementi inediti a ogni nuova visita. Questa continua evoluzione rappresenta uno degli aspetti più dinamici del museo, che cresce e si arricchisce nel tempo grazie al contributo della ricerca archeologica e dell’archeologia sperimentale.
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Lo stesso principio è stato applicato alla costruzione dell’impalcato palafitticolo e della capanna realizzata sopra di esso. La struttura attualmente visibile costituisce infatti solo una fase del progetto. Negli anni futuri la capanna sarà oggetto di modifiche, miglioramenti strutturali e perfezionamenti estetici, proprio come accadeva negli insediamenti preistorici, continuamente adattati alle esigenze delle comunità che li abitavano. È inoltre prevista la costruzione di altre due capanne, che andranno a formare un piccolo nucleo abitativo, permettendo di comprendere in modo ancora più efficace l’organizzazione e gli spazi di vita di una comunità palafitticola della preistoria recente.